Anche a Gragnano, così come in passato in altri Comuni del territorio provinciale, in base a quanto previsto dalla normativa europea vigente,   sono stati collocati dalla Prefettura, profughi in attesa del riconoscimento del loro status.   Sul territorio comunale sono presenti venti profughi: cinque profughe si trovano a Casaliggio presso le suore (le cinque donne sono di origine nigeriana e Paesi limitrofi, le suore sono ormai diversi anni che accolgono profughi di sesso femminile presso la loro struttura) e quindici pachistani nel capoluogo. Di questi ultimi, i primi dieci sono arrivati alla fine di ottobre, altri cinque sono arrivati qualche giorno fa: sono tutti giovani ragazzi scappati dal loro Paese perché soggetti a persecuzioni religiose, in quanto appartenenti alla minoranza sciita e sono distribuiti in quattro appartamenti a Gragnano di proprietà dell’ente gestore (OLB STYLE). L’ente gestore fornisce loro i viveri e i ragazzi cucinano, lavano e tengono ordinato e pulito gli appartamenti in cui sono ospitati; dal punto di vista sanitario sono tutti controllati ed hanno una loro cartella clinica. L’assessore ai servizi sociali e il comandante dei vigili urbani hanno già effettuato una visita presso gli appartamenti, per verificare le strutture e le condizioni igieniche sanitarie e conoscere i profughi. Il sindaco, in accordo con il Prefetto, si è impegnato ad ospitare solamente questi quindici giovani uomini, quale numero massimo.

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In questi giorni dieci dei profughi pachistani sono stati interessanti dal “patto di volontariato”: hanno iniziato ad occuparsi della cura, del decoro e della manutenzione del verde pubblico, della pulizia di strade e marciapiedi, dello svuotamento dei cestini, in particolare si sono già occupati della pulizia della piazza di Campremoldo Sopra, di parte di via Roma (davanti alle scuole), del giardino di via Carella; proseguiranno il lavoro di pulizia e mantenimento delle aree pubbliche in tutto il territorio comunale, compreso le frazioni. I profughi lavorano per tre ore nel corso della mattinata, da lunedì a venerdì. A seguire verranno coinvolti anche gli ultimi arrivati.

L’adesione al progetto Auser per la cura, mantenimento e decoro urbano è volontario, quindi ogni singolo profugo può decidere se aderire al progetto proposto dal comune. Per poter offrire questa possibilità ai giovani profughi è stata firmata un’apposita convenzione tra il comune, il gestore delle strutture di accoglienza e l’associazione Auser, anche perché il lavoro di questi uomini non è retribuito; per questo progetto si ringrazia sentitamente l’ufficio dei servizi sociali per aver seguito il complesso iter volto alla stesura del protocollo tra l’Auser, il comune e l’ente gestore. Tale complessità è evidenziataIMG-20151216-WA0001 dal fatto che, pur essendo i profughi presenti pressochè in tutti i comuni del territorio, solo in alcuni si è giunti alla stipula di accordi siffatti.

Si sottolinea il fatto che questo “patto di volontariato” sia importante perché i volontari non ricevono nessuna remunerazione, ma allo stesso tempo non portano via posti di lavoro agli italiani, svolgendo infatti, un lavoro che a causa delle scarse risorse economiche comunali nessuno si presterebbe ad effettuare. Inoltre va evidenziato che l’ente gestore ha collaborato perché lo svolgimento del lavoro da parte dei profughi venga fatto in sicurezza, in quanto ha fornito loro le attrezzature necessarie come guanti, giubbino, scarpe antinfortunistiche. Il costo dell’assicurazione verrà invece rimborsato dalla Regione. I profughi vengono seguiti nello svolgimento delle varie attività da due volontari dell’Auser in stretto coordinamento con gli uffici del municipio.

Principalmente si è considerata l’opportunità di dare a queste persone la possibilità di integrarsi efficacemente sul territorio; si è ritenuto importante, oltre che interessante, cercare di coinvolgerli in iniziative a favore della comunità per due motivi:” Innanzitutto- secondo quanto indicato dal sindaco- pensiamo sia doveroso ed educativo per chi viene ospitato restituire in parte ciò che gli è stato offerto in termini di aiuto, in secondo luogo non reputiamo dignitoso per un essere umano essere mantenuto senza mettersi in gioco direttamente”.

Infine è bene ricordare che da gennaio, a spese del Ministero della Pubblica Istruzione e in collaborazione con il Distretto di Castelsangiovanni, avrà inizio il corso di italiano per stranieri (livello base) di 56 ore presso la sala consiliare del comune e chi parteciperà al ciclo di incontri, potrà ottenere, al termine, una certificazione sul livello delle conoscenze acquisite.

Il “Patto di volontariato”, così come l’attivazione del corso di italiano per stranieri hanno entrambi come obiettivo principale non solo quello di promuovere un’efficace integrazione, ma anche (grazie all’assenso volontario dei giovani pachistani a collaborare) quello di veder garantita da parte di ogni singolo, la propria dignità umana.

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Marco